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Sennò non si spiegherebbe come mai un’azienda abbia guardagnato dalla vendita del dominio “porn.com” ben 10 milioni di dollari!
Al di là della facile ironia, si sa che nel mercato web, lo sfruttamento di nomi a dominio generici per una determinata categoria di “business” abbia un valore altamente strategico. Lo dimostra proprio in queste ore la vendita di porn.com da un’azienda americana specializzata appunto in servizi per adulti, ad una società di investimenti internazionale.
Questo inoltre conferma, se mai ve ne fosse stato dubbio, che malgrado la trasformazione che il web sta vivendo in questi anni, da strumento di consultazione a strumento sociale, il sesso su internet funziona ancora e porta tanti soldi nelle casse delle aziende che fanno business per adulti che, è bene non dimenticarlo, ha rappresentato la vera killer application di Internet, facendolo esplodere come fenomeno di massa, dopo che per decenni era stato uno strumento elitario, ad esclusivo pannaggio prima dei militari e poi delle reti interuniversitarie.
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