In questo caldo agosto la maggior parte di blog e siti tecnici in generale sono privi di aggiornamenti e poco visitati, ciò nonostante noi di Mondowin vogliamo andare contro corrente e, complice forse un po di noia, abbiamo deciso di imbarcarci in un’avventura estiva un po sui generis come quella di scrivere alcune guide pratiche ad uso e consumo dei lettori. Niente di troppo tecnico o cervellotico, ma piccole dispense che speriamo tornino utili a tutti, scritte nel linguaggio chiaro che ci auguriamo ci contraddistingua. Insomma nulla che si rivolga a dei tecnogeek ipersmanettoni, piuttosto qualcosa che spieghi a tutti ciò che c’è davvero da sapere quando si vede fare qualche spesa tecnologica senza fare acquisti sprovveduti.
Abbiamo deciso di iniziare con una “guida ai formati HD TV” , ovvero cercheremo di spiegarvi cosa sono e come funzionano i vari formati resi ormai celebri in quanto utilizzati nei moderni televisori LCD e Plasma.
Questi formati di immagine sono nati come derivazione di quelli standard da PC, ma sono stati adattati per essere più funzionali all’uso per i quali sono destinati e cioè vedere prodotti di origine cinematografica (e televisiva). In pratica i formati TV ad alta definizione sono progettati per rendere l’esperienza di visione sullo schermo televisivo quanto più vicina possibile a quella cinematografica.
Per poterlo capire meglio, bisogna iniziare con un passo indietro, e cioè dobbiamo tornare per un attimo al concetto di televisione standard. Senza scendere in troppi particolari noiosi, diciamo che quando lo schermo televisivo è stato concepito, si è scelto che il formato di visione avesse un rapporto d’aspetto espresso in 4:3. Ciò indica in senso matematico la proporzione tra la dimensione orizzontale e verticale di un’immagine (o, se preferite, dello schermo). In inglese questa proporzione viene definita “aspect ratio” che vuole appunto dire “rapporto d’aspetto. Questo parametro, assieme alla risoluzione ed al frame-rate definisce le principali caratteristiche tecniche di un filmato. Il formato 4:3 è stato impiegato fin dalla nascita della televisione perchè era corrispondente a quello usato all’epoca al cinema, infatti anche le pellicole cinematografiche girate negli anni ‘50 impiegavano quel rapporto d’aspetto.
Se al cinema questo formato è stato presto sostituito da quello 16:9, in campo televisivo è rimasto lo standard indiscusso fino all’avvento dell’alta definizione televisiva e dei nuovi televisori piatti ed ultra sottili.
Oggi il formato 4:3 è stato quindi reso obsoleto, i moderni televisori al plasma ed LCD non vengono commercializzati in questo formato, si è passati definitivamente al formato 16:9, consapevoli del fatto che ogni filmato 4:3 (che possiamo definire anche 12:9 per fare un raffronto diretto) può essere riprodotto comodamente anche su uno schermo 16:9 semplicemente ponendo due bande nere verticali al lati dell’immagine a compensare ciò che manca.
La comodità principale di utilizzare uno schermo “panoramico” è quella di avere ben 1/3 in più di superficie visiva utile, permettendo inquadrature panoramiche più suggestive, non a caso tale formato è in uso a livello cinematografico ormai da decenni.
Con l’avvento dell’era digitale sempre più utenti hanno familiarizzato con i concetti di “risoluzione”, “frame rate” ecc. e quindi era naturale aspettarsi che l’utilizzo comune di certe terminologie avrebbe fatto presto il grande salto dal mondo strettamente informatico a quello dell’intrattenimento domestico, per cui sono nate le nuove sigle che permettono al consumatore di orientarsi nel mondo dei televisori ad alta definizione. Infatti i moderni televisori ad alta definizione sono tecnologicamente derivati dagli schermi per personal computer, coi quali condividono appunto i principi di funzionamento (il classico monitor da notebook è forse il più evidente parente dei moderni televisori ultra piatti ed esiste da decenni), ma impiegando dei formati leggermente diversi: i vecchi monitor da pc erano tutti dei 4:3, mentre i moderni schermi panoramici esistono in due versioni. I più diffusi sono i 16:10 (usati perchè più direttamente proporzionali alle risoluzioni VGA standard), ma anche nel mondo “PC” si stanno ormai diffondendo gli schermi 16:9 da usare in combinazione con lettori blueray ed altri dispositivi per permettere una visione ottimale di film ed opere multimediali di ultima generazione.
Con l’arrivo di questa nuova generazione di apparecchi multimediali occorreva creare una nuova classificazione utile per stabilire le differenze tra le varie tipologie di prodotti offerti sul mercato. Nascono così i formati “Hd Ready” e “Full HD“, che servono a definire in sostanza la risoluzione massima che questi televisori possono raggiungere. Se per un normale monitor da PC si utilizzava un’indicazione numerica (ad esempio 1280 x 800 o 640 x 480), dovendo rivolgersi ad un mercato più generalista, per la classificazione dei TV ad alta definizione i produttori hanno furbescamente optato per un gergo più “popolare” utilizzando delle parole anzichè delle vere e proprie sigle.
Vediamo di fare un po di chiarezza sui formati HD:
Lo standard televisivo ad alta risoluzione “HDTV“, secondo le intenzioni presupposte all’inizio delle ricerche negli anni ‘80 era progettato per offrire una risoluzione dell’immagine doppia rispetto al formato standard europeo di allora, il PAL, permettendo quindi 1250 righe in modalità interlacciata, ovvero non con tutte le linee aggiornate contemporaneamente. Le attive si riducevano a 575 x 2 = 1.150, il che comportava, a 16/9, una risoluzione orizzontale di 2.040 pixel. C’è da dire però che per ragioni commerciali la terminologia “Alta Definizione” è stata nei decenni scorsi adottata anche per prodotti che non raggiungevano di fatto quelle caratteristiche progettuali (un esempio è il DVD), tant’è che solo oggi, dopo quasi trent’anni, si sta concretizzando la HDTV così come pensata originariamente.
Come accennato, esistono due modalità di visualizzazione di un’immagine su schermo: quella Interlacciata e quella Progressiva, questi due nomi, con le loro iniziali “I” e “P” dovrebbero suggerire qualcosa di familiare, ai più.
Per modalità interlacciata si intende quella in cui per ogni “ciclo”, ovvero per ogni aggiornamento dell’immagine sullo schermo, vengono aggiornate alternativamente solo le linee pari o dispari della medesima. Invece, con la modalità progressiva per ogni ciclo tutte le linee che compongono l’immagine vengono aggiornate ad contemporaneamente.
Esistono in particolare tre formati commerciali molto diffusi che definiscono le caratteristiche tecniche di un televisore HD (sia esso LCD o Plasma, la catalogazione è la medesima). Vediamoli in ordine di qualità crescente:
- Il formato 720p, comunemente chiamato HD READY (i televisori che lo supportano riportano il logo HD ready, ovvero “pronto per l’alta definizione“). Tale formato presenta una risoluzione complessiva di almeno 921.600 pixel (1280×720) con scansione progressiva. Questo si può ritenere il formato “base” minimo perchè un televisore possa essere considerato “ad alta definizione”. Molti televisori economici vengono venduti come “hd”, ma non raggiungendo questa risoluzione minima, di fatto non lo sono e non garantiscono un’esperienza di visione soddisfacente quando collegati a lettori blueray, console per videogiochi di terza generazione (Microsoft Xbox 360 e Sony Playstation 3) ed altri dispositivi simili.
- Il formato 1080i, raggiunge una risoluzione complessiva di 2.073.600 pixel (1920×1080) con scansione interlacciata, quindi ogni singolo aggiornamento del quadro coinvolge 540 righe e 1.036.800 pixel.
- Il formato 1080p, comunemente chiamato FULL HD, è il più alto e performante dei tre ed equivale alla versione con scansione progressiva del 1080i, per cui ogni aggiornamento coinvolge tutte le 1080 linee e i 2.073.600 di pixel dello schermo. Di solito è a 24 Fps (fotogrammi per secondo), la stessa velocità della pellicola cinematografica.Un televisore FULL HD è più costoso dei modelli di categoria inferiore, ma permette la migliore esperienza di visione oggi disponibile a livello domestico. Va comunque chiarito che tale risoluzione viene oggi raggiunta solo dai dischi blueray e da alcun videogiochi di ultima generazione. La TV HD (satellitare o digitale terrestre) non raggiunge questa risoluzione, attestandosi invece al 720p.
Per completezza di informazione, anche se questo potrebbe generare confusione e sembrare in contrasto con quanto detto fin’ora, va detto che gli schermi LCD e al plasma visualizzano comunque qualunque segnale video in modalità progressiva, sia che originariamente sia interlacciato, sia che sia già progressivo.

Per chiarire ancora meglio le idee, diciamo che un film in DVD raggiunge la risoluzione di 720 x 576 e quindi se volessimo paragonarlo ad un televisore HD, dovremmo dire che il suo formato è 576i, mentre la normale televisione digitale invece (sia satellitare che terrestre) raggiunge una risoluzione pari a 480p. Quest’ultimo parallelo deve indurre in voi una considerazione importante nel caso stiate decidendo quale televisore farà al caso vostro: Come tutti i pannelli LCD e plasma, i televisori HD lavorano ottimamente solo alla loro risoluzione originale, quindi per permettere all’utente di vedere a pieno schermo un filmato la cui risoluzione nativa è minore di quella del pannello stesso devono effettuare un processo definito “upscaling” ovvero devono “tirare” l’immagine ingrandendola proporzionalmente, così che un pixel originale ne riempia proporzionalmente di più. Questo comporta ovviamente una perdita di qualità, effetto scia, “spixellamenti vari” e quindi attenti prima di comprare un televisore FULL HD, perchè se lo userete per vedere prevalentemente la televisione standard potreste lamentarvi di una bassa qualità di ciò che vedrete e questo potrebbe trarvi in inganno, facendovi pensare di aver acquistato un prodotto scadente. Non è così! Non è il televisore ad essere di scarsa qualità, ma la sorgente che state riproducendo su di esso.
Cosa cambia quindi tra un formato e l’altro? La risposta più ovvia è “la nitidezza dell’immagine”. Maggiore sarà la risoluzione, maggiore sarà la nitidezza dei particolari, i contorni dell’immagine saranno più precisi e definiti e tutto assumerà un aspetto più vicino alla realtà.
Un altro aspetto importantissimo quando si sceglie un televisore è la frequenza d’aggiornamento, ovvero il numero di volte in cui l’immagine si aggiorna nell’arco di un secondo (il numero di fotogrammi al secondo è un parametro diverso che non ha a che vedere con l’aggiornamento). I televisori più diffusi in Europa sono a “50 hz” come previsto dallo standard PAL, ciò significa che l’immagine si aggiorna 50 volte al secondo. Negli USA e Giappone invece, in ottemperanza alle specifiche del formato locale NTSC la frequenza di aggiornamento standard è pari a “60 hz“. Ci sono tuttavia televisori di qualità superiore che impiegano la cosidetta tecnologia a 100 hz che garantiscono quindi una maggiore qualità grazie al fatto che lo schermo si aggiorna il doppio delle volte nell’unità di tempo. Ciò permette maggiore precisione, ma spesso può causare uno strano disorientamento nella percezione dell’immagine, almeno fino a quando non ci si abitua.
Non finisce qui perchè con l’avvento del 3D stereoscopico stanno per arrivare sul mercato dei televisori con frequenza di aggiornamento pari a ben 200 hz! Questo perchè con una tale velocità di “refresh” e sfruttando il limite fisico dell’occhio umano di percepire al massimo 100 aggiornamenti al secondo, con l’utilizzo di appositi occhiali polarizzati sarà possibile riprodurre in televisione lo stesso effetto tridimensionale molto in voga al cinema a partire dal 2008, ottenendo lo stesso risultato.
Bene, questo direi che è tutto, almeno a livello preliminare. Speriamo che questa guida si riveli quanto beno una buona introduzione all’argomento, non ci poniamo la presunzione di essere stati completamente esaustivi, ma siamo certi che dopo averla letta avrete le idee più chiare e se vi affaccerete verso un centro commerciale per regalarvi il vostro primo televisore di nuova generazione saprete evitare acquisti sprovveduti o esborsi di denaro non necessari alle vostre necessità.
Vi lasciamo infine con un curioso sguardo dal futuro, direttamente tratto da Wikipedia: Ci sono in progetto sistemi come SHD (Super High Definition), detto anche “4k”, con una risoluzione di 3840×2160 pixel (quattro volte i dati di un sistema Full HD) e anche di UHDV (Ultra Alta Definizione), sistema tutt’ora in via sperimentale elaborato in Giappone, il quale prevede una risoluzione di 7680×4320 pixel (16 volte i dati di un sistema Full HD). Tutti questi nuovi standard prevedono, come aspect ratio, l’uso del 16:9. Mentre il progetto SHD si prevede che venga (almeno inizialmente) destinato alle sale cinematografiche, il progetto UHDV sarebbe destinato all’ambito domestico. Il progetto SHD dovrebbe essere introdotto nel giro di qualche anno mentre per il progetto UHDV si prevedono tempi molto lunghi, NTT DoCoMo prevede la commercializzazione nel 2025 circa.